INTERVISTA
CON GLI ANALOG VIBES
Risponde alle domande Mauro Guarnieri
di Paolo Andrea Pugno
Lost And Found è un titolo che suona come un manifesto:
cosa avete perso e cosa avete ritrovato, musicalmente e personalmente,
in questi anni di silenzio dai MainStreet?
Lost and Found rappresenta in formato musicale una parte
di vita mia e di Pietro Venezia dal 2017 circa al 2025. Rappresenta
tutto quello che abbiamo cercato e trovato: la vita, l’amore,
l’amicizia, la perdita, il dolore, la gioia che ogni essere
umano, raggiunta una certa età, suo malgrado deve affrontare.
Rappresenta la perdita di amicizie, di fiducia verso alcune persone
e contro alcune situazioni, il dolore, la morte. La musica ha quel
dono, quella magia che aiuta a spiegare e mitigare i sentimenti vissuti
e che si stanno vivendo in modo incredibile; è una fonte per
noi di soddisfazione e terapia che ci permette di esprimerci e creare
quella valvola di sfogo che ci fa affrontare meglio la realtà
e viverla con più consapevolezza.
Siete nati dalle ceneri di una band AOR milanese degli anni
2000: come avete deciso di riaccendere il fuoco con un sound così
fedele agli anni ’80, ma con un’attitudine autoprodotta
e indipendente?
Da sempre, come MainStreet e ora come Analog Vibes, abbiamo
cercato di suonare cover e realizzare nostre canzoni seguendo il genere
che ci ha fatto crescere ed entusiasmare dall’età dell’adolescenza
e che ha creato un imprinting naturale nella nostra curiosità,
permettendo di ricercare canzoni e gruppi musicali mantenendo sempre
viva la voglia di trovare novità discografiche (allora c’erano
poche radio, MTV di notte trasmetteva le band che volevamo ascoltare,
si andava alla ricerca di dischi e musica il sabato in centro facendo
la vasca tra i pochi negozi specializzati, si creavano connessioni
reali e personali tra persone che ascoltavano questo genere). Quindi
per noi è stata una conseguenza naturale cercare di esprimere
in musica noi stessi con questo genere, queste sonorità che
sono alla fine quelle che rappresentiamo meglio. Da sempre ci siamo
autoprodotti e siamo stati indipendenti in tutto, in primis perché
volevamo fare al 100 per cento quanto avevamo in testa senza seguire
alcuna moda, in secondo luogo probabilmente anche perché questo
genere è diventato nel corso degli anni da mainstream a nicchia
e trovare qualcuno che potesse credere nei progetti è stato
per noi molto complesso.
Everything (To Me) è il singolo con lyric video: perché
proprio questo brano come biglietto da visita? Qual è la storia
dietro quel ritornello che ti si pianta in testa come un chiodo?
Everything (To Me) è nato da una frase durante una
conversazione con mia moglie nel 2017 e doveva fare parte del terzo
disco dei MainStreet. È una dichiarazione d’amore nei
confronti, in questo caso, di mia moglie, ma credo che possa rappresentare
in generale una dichiarazione verso la persona amata. Quando ci si
innamora credo che sia naturale almeno dire una volta: rappresenti
il tutto per me. Ci abbiamo lavorato subito io e Pietro perché
il riff, l’energia ci intrigava molto. Durante questi anni ha
subito diverse modifiche fino a quando, nel tardo 2022, con lo split
definitivo della nuova band formata intorno al 2020, io e Pietro abbiamo
sentito l’esigenza di completarla chiedendo aiuto ad altri musicisti.
Abbiamo quindi trovato in Glenn Welman alla batteria e Lukky alla
voce e chitarre un supporto ineguagliabile; ci è sembrato davvero
di avere la sensazione di suonare con loro da molto tempo. A livello
mentale ci siamo trovati allineati immediatamente. Visto l’energia,
il significato, la voglia di ritrovarci e metterci in gioco, questa
canzone doveva essere l’apripista di questa nuova avventura
musicale.
Nel disco si passa da riff hard rock a ballate sognanti come
She e Tell Me How You Feel: quanto è stato difficile bilanciare
il lato lite AOR con gli spigoli più duri, senza cadere nel
cliché?
Il tutto è avvenuto naturalmente: abbiamo solo tramutato
in musica noi stessi. Io e Pietro ci compensiamo molto. Pietro nasce
come musicista con influenze classiche, diplomato in conservatorio
in composizione, ha da sempre lavorato alla creazione e arrangiamento
di musiche da film oltre che a dedicarsi all’insegnamento. Io
sono la parte più elettrica della moneta con un background
di chitarra prettamente rock. Il mix di tutto questo permette questa
varietà di situazioni. She, come da te menzionata, è
una poesia scritta da mia moglie e riadattata in musica da Pietro
e me cercando di musicare un testo non prettamente da canzone in cadenzato
e musica. Ci abbiamo lavorato molto e per noi è stata una sfida
avvincente. Racconta di una persona, una donna, una ragazza, una bambina
che nella sua stanza con la finestra chiusa vede, sente il mondo scorrere
davanti a sé. Si immagina però tutto, perché
lei è all’interno di una stanza chiusa. Tell Me How You
Feel invece è una canzone per me fondamentale dedicata a mio
papà venuto a mancare il 6 dicembre 2023. Ho espresso a Pietro
la mia volontà di scrivere per lui una dedica e nel giro di
due giorni Pietro ha composto la musica definitiva spinto da una ispirazione
e un sentimento unico che solo persone sensibili e estremamente capaci
possono fare. Le parole mi sono uscite in modo così naturale,
direttamente dal cuore (non è una frase fatta) come in una
specie di ipnosi che mi fa capire quanto i sentimenti, l’amore
e il dolore possano accompagnarti nella vita e nel cercare di esprimere
queste situazioni nel modo più accurato possibile.
C’è un album o un artista in particolare che
vi ha influenzato durante la scrittura di Lost And Found?
Non abbiamo un artista o brano di riferimento ma probabilmente
ce ne sono veramente tanti… Abbiamo cercato di essere noi stessi
ma le influenze, grazie al cielo, non si possono cancellare e anche
a detta di diverse persone si riescono a identificare. Posso indicare
qui artisti che sicuramente ci hanno influenzato come Johnny Lima,
Firehouse, Danger Danger, Dare, Ten, la musica classica, Honeymoon
Suite...Autoprodotto al 100%: dalla registrazione al vinile.
Come avete gestito tutto senza label? È stata una scelta
di libertà o una necessità?
L’autoproduzione è stata dapprima una scelta
per potere scrivere, suonare e produrre quello che avevamo in testa
senza compromessi. È divenuta poi una necessità perché,
vista la situazione musicale attuale in Italia, nonostante gruppi
italiani e musicisti di ottima fattura, non avendo alcun tipo di conoscenze
o amicizie che ci potessero aiutare in questo mondo abbiamo deciso
di fare tutto da soli. Arrivati ad una certa età, con un bagaglio
di esperienza musicale di un certo tipo, ci rendiamo conto che è
faticoso scendere a compromessi. Per noi importante con gli Analog
Vibes è raccontare noi stessi in modo sincero.
Revenge Was Born ha un’energia quasi vendicativa, c’è
una storia vera dietro? È un brano di riscatto personale o
solo un’esplosione rock?
Questa canzone ha subito molte variazioni nel corso degli
anni. Nel 2023 io e Glenda, mia moglie, abbiamo scritto il testo in
base a una melodia che avevo in testa: è nata questa canzone
di rivincita per una donna che si è vista togliere tutto e
che sull’orlo della pazzia cerca di reagire e avere ciò
che le spetta. Rappresenta una metafora di sofferenza che ti può
portare a un profondo buio. A volte la luce può partire da
un sentimento non positivo come la vendetta, ma se può aiutare
a farti di nuovo respirare forse può essere un punto di partenza.
Milano è una città di metal, indie, elettronica:
come si inserisce una band AOR come la vostra in un panorama così
vario? Avete fanbase locale o guardate più all’estero?
Nel corso di questi anni sono cambiate moltissime cose per
noi. Con i MainStreet avevamo una fanbase ma, avendo iniziato nei
primi 2000 come gruppo prettamente live, le persone, la mentalità
musicale era decisamente differente e si aveva un contatto diretto
con gli ascoltatori. Con gli Analog Vibes il progetto rimane discografico
e quindi la fanbase si riduce di molto. Cerchiamo di puntare sulla
qualità delle nostre produzioni perché l’AOR e
il melodic rock in genere rimangono una nicchia per persone realmente
appassionate, persone che sanno quello che vogliono ascoltare e che
hanno nelle orecchie sonorità precise: è un pubblico
molto attento, scrupoloso e raffinato. Abbiamo avuto diversi feedback
positivi dagli esperti del settore in Italia, ma l’estero per
questo genere e per quello che riguarda la nostra esperienza ha un
ritorno di ascolti e apprezzamenti superiori.
Il suono è caldo, analogico, domestico come dice qualcuno.
Avete usato strumentazione vintage? Qual è stato il segreto
per ottenere quel vibe anni ’80 senza suonare retrò?
Abbiamo cercato di fare suonare Lost and Found come se registrassimo
su nastro, come se avessimo un tape recorder e volessimo registrare
l’esperienza, la sensazione del momento così come si
faceva con le produzioni pre-digitali. Credo che il calore, l’emozione
sia creata prettamente da questo, quindi dall’approccio mentale
ed esecutivo, nonostante tutto si sia registrato su DAW digitali utilizzando
comunque anche strumentazioni analogiche come compressori, preamplificatori,
il tutto nei nostri studi. Volevamo avere un suono riconoscibile,
quindi partendo dal nostro essere 80’s style, abbiamo cercato
di modernizzare la produzione a parere nostro, senza uscire troppo
dagli schemi e cercando di fare apprezzare ad un possibile giovane
ascoltatore di oggi la non completa differenza sonora con produzioni
più mainstream. Non credo ci sia alcun segreto per il suono
di questo disco; credo che l’avere ascoltato migliaia e migliaia
di dischi, di cassette, di musica in generale ci abbia programmato
le orecchie per ricercare queste sonorità.
Dopo Lost And Found, cosa c’è nel futuro degli
Analog Vibes? Un live tour, un secondo album, o avete già in
mente il prossimo disco?
A dicembre faremo uscire un nuovo singolo e sicuramente lavoreremo
su altre canzoni (ne abbiamo diverse in pre-produzione). Speriamo
di riuscire a produrre un nuovo album e di continuare a scrivere brani
che ci facciano emozionare, perché come io e Pietro diciamo
sempre, se ci lasciano qualcosa allora probabilmente possono avere
un significato anche per le altre persone.
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