Da non confondere con l’omonimo progetto canadese di space rock
autore di un unico album, i finnici Kosmos sono un gruppo folk prog
che dal 2005 ad oggi ha realizzato sei album. La loro musica appare
come un di folk revival in chiave rock psichedelico cantato nella
propria lingua.
La musica dei Kosmos è poetica e delicata, ricorda artisti
come i Gryphon o i francesi Malicorne, un mix di tradizione e modernità.
La prima appare nel desiderio di fare musica “naturale”,
rispettosa di un passato le cui radici affondano nel medioevo, nei
villaggi rurali, dove il contatto con la natura era totale. A questo
si aggiungono minime componenti elettriche, chitarre e tastiere dosate
con parsimonia, per dare quel tocco che il pubblico di oggi può
trovare più familiare e favorirne quindi l’ascolto. La
lingua finnica in questo contesto ricorda vagamente il greco e conferisce
un sapore particolare alle loro composizioni. I primi sei brani sono
tutti molto delicati, per sentire un po’ di vero rock bisogna
arrivare al settimo brano, che dà il titolo al disco. Qui le
atmosfere si surriscaldano e la band si avvicina leggermente ad altri
artisti come gli Arabs In Aspic o gli Anekdoten, in ogni caso non
così “duri”.
Un album per cui la definizione “fuori dal tempo” si mostra
quanto mai azzeccata, un lavoro denso di poesia, non certo per grandi
masse, ma per cercatori di bellezza. GB
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