Rock Impressions

Chris Caffery - Pins and Needles
CHRIS CAFFERY - Pins and Needles
Metal Heaven
Distribuzione italiana:
Frontiers
Genere: Heavy Metal
Support: CD - 2007

E’ sempre un piacere ascoltare Chris Caffery e la sua chitarra. Tante sono le storie che ci ha raccontato con i mitici Savatage e che emozioni con i dischi solistici “Faces” e “Warped”. Questa volta ha voluto dare qualcosa di più, con l’aiuto di tanti artisti che hanno saputo rendere unico il nostro amato genere musicale, come Paul Morris (Rainbow, Doro), Jeff Plate (Savatage-Metal Church), Alex Skolnick (Testament) ed Eddie Ojeda (Twisted Sister).
Metal, grande Metal fra i solchi ottici di “Pins And Needles” e tanti schiaffi, quelli della sua chitarra. Siamo quasi al confine con il Prog Metal, con annessi cambi di tempo e interventi di strumenti meno convenzionali come il violino ed il violoncello, più elettronica anche se il tutto in minima parte.

C’è battaglia sin dall’iniziale “Pins And Needles”, massiccia e rozza. Questo non è altro che l’antipasto, “Sixty Six” prosegue il discorso intrapreso con sinuosità ed esperienza. “Torment” è quasi una nenia metallica e questa volta vengono a supporto pure le tastiere di Morris. Minaccioso il basso di Nick Douglas nell’ottima “Walls”, oscura composizione in una lava di metallo dal ritornello accattivante. La chitarra spara riff pesanti anche nella successiva “YGBFKM”, mentre in “Sad” trapelano le influenze dei Savatage. Sale il ritmo con “Chained”, più abbordabile e quasi al limite dell’AOR. Si arriva a metà disco con “Worms”, più sperimentale ed anomala per quanto ascoltato sin d’ora. Davvero una sorpresa. Non si può dire che Caffery si risparmia, il songwriting è di buona levatura e le idee, lo avrete capito, non mancano. Più Dream Theater stile “Crossed”, soprattutto per gli arrangiamenti delle tastiere. Gli strumenti a corda intervengono in “Metal East”, un connubio Savatage, Queen e sonorità arabesche, mentre “Qualdio” mette alla luce le capacità tecniche del nostro, così la breve “The Temple”. Chiude alla grande “Once Upon A Time” questo disco da non sottovalutare, non tanto per i brani analizzati che non sono comunque capolavori, ma per la sincerità e la purezza Metallica che l’artista riesce a comunicare
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Metallo pesante ragazzi, prodotto garantito DOC. MS


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