Il
trio degli Egg rappresenta una delle formazioni più sperimentali
e innovative di tutta la scena prog settantiana. Cresciuti alla scuola
di Canterbury e considerati fra le formazioni minori della scena,
ne rappresentano però l’aspetto più evoluto, una
musica tanto ricercata e di avanguardia da diventare persino di difficile
lettura, hanno utilizzato dissonanze tipiche della musica classica
contemporanea, ovviamente il jazz, hanno composto brani in tredici
ottavi e sono stati molto vicini a formazioni come Gong, Henry Cow
e Soft Machine.
La loro discografia comprende tre album, i primi due realizzati nel
‘70 e nel ’71 e poi questo del ’74, che ha seguito
un primo scioglimento. La musica, per lo più strumentale, è
sempre molto complessa ed è difficile farne un resoconto lucido,
tanti sono gli elementi che la compongono, di certo è un disco
che affascina, che può cogliere impreparati, che stupisce,
qualche volta può risultare anche un po’ noioso o prolisso,
ma richiede un ascolto attento e partecipato per rivelare i propri
tesori. Per la cronaca la presente ristampa non contiene bonus tracks
o altre aggiunte.
Nei sette brani proposti ci sono momenti di pura follia, altri solenni
e sontuosi, altri sono energici e altri ancora poetici e meditati,
c’è una varietà che solo l’approccio diretto
può aiutare a comprendere. Non è un puro esercizio di
stile, questi musicisti credono in quello che fanno, ci hanno creduto
così tanto che non sono stati capaci di dare un seguito stabile
a questo ambizioso progetto musicale. Dave Stewart (hammond), Clive
Brooks (batteria) e Mont Campbell (all’inizio c’era anche
un certo Steve Hillage) hanno dato vita a pagine memorabili di musica,
dove la ricerca era veramente l’anima, purtroppo non sono stati
capiti. GB
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