Rock Impressions

Fuugus - The Face of Evil FUNGUS - The Face of Evil
Bloodrock Records /
Black Widow
Distribuzione italiana: Masterpiece
Genere: Dark Prog
Support: CD - 2013


Terzo lavoro per i genovesi Fungus, autori di un dark prog a tinte forti, una band che ha scelto di provocare su temi religiosi, non a caso il disco precedente si intitolava Better Than Jesus, mentre la grafica del presente sembra richiamare il gesto di un improbabile sacerdote che tiene tra le mani una particola poco ortodossa, in un contorno di angeli osceni, demoni e colori sgargianti. Un’apocalisse che poi il gruppo riporta nelle proprie musiche, con testi (neanche tanto velatamente) satanici.

L’apertura è affidata alla title track, un brano in perfetto stile dark prog, una traccia davvero complessa e ricca di sfumature, tanto che è difficile farne una sintesi esaustiva, si passa da un prog sabbatico ad escursioni lisergiche per finire con un hard rock incalzante, mentre il cantato è teatrale e volutamente drammatico. “Gentle Season” parte con un giro di tastiere che ricorda il clavicembalo e ci cala in un tempo dimenticato, poi una chitarra acustica e il cantato ci trasportano nel folk anglosassone piuttosto riuscito, ma anche questa volta ci sono momenti molto diversi tra loro e il brano continua a cambiare forma, mantenendo come unico punto fermo un andamento sofferto. “The Great Deceit” sembra una ballata alla Nick Cave, solo un po’ più disperata, il finale è un po’ brusco. “Rain” all’inizio è molto dark, con reminiscenze di gothic ottantiano nel cantato, poi c’è un bel giro di tastiere, molto evocativo, che lancia la seconda parte del brano, un rock progressivo molto sofferto ed efficace. “The Key of the Garden” sembra un tributo a certe sonorità degli anni sessanta, fra psichedelia e garage beat. “Share Your Suicide” invece ha delle sonorità che sarebbero piaciute molto ai Goblin, mistero e suspence fuse in modo convincente, non male poi l’uso del theremin, che aggiunge quel tocco in più che ci sta proprio bene. “Angel With No Pain” è un’altra power ballad gotica dal testo molto oscuro, l’andamento è perfettamente settantiano. Altro brano dal testo volutamente discutibile è “Better Than Jesus” (si lo stesso titolo del disco precedente), la canzone è straniante e molto acida, il giusto compendio alle parole? “Requiem” è molto obituary blues (scusate ma mi piace citare i grandi Groundhogs), o se preferite un sabba blues ancora una volta molto azzeccato. Gran finale con la complessa “The Sun”, summa sonora di quanto è capace questa band.

Se il mio giudizio si basasse solo sulle musiche mi sentirei di raccomandare caldamente il presente disco a tutti gli amanti dei suoni oscuri e tormentati, che vanno dal prog alla psichedelica, per quanto riguarda le liriche e l’iconografia ho più di qualche riserva e devo dire che da questo punto non mi sono piaciuti molto, anche perché li ho trovati molto poco originali in questo senso, ma nessuno è perfetto. GB


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