Rock Impressions

Logos - L'Enigma della Vita LOGOS - L'Enigma della Vita
Andromeda Relix
Distribuzione italiana: si
Genere: Prog
Support: CD - 2014

Si sono formati quasi vent’anni fa con l’intento di suonare i classici del prog italiano degli anni ’70 e pian piano il progetto ha preso una propria autonomia fino alla realizzazione dell’omonimo disco d’esordio nel 1999. Due anni dopo il seguito, intanto il gruppo subisce vari cambi di formazione e oggi troviamo come unico elemento originale il tastierista e cantante Luca Zerman. Questo è il loro terzo sigillo, che ha conosciuto una gestazione piuttosto lunga, un disco che ha visto la luce anche grazie alla volonterosa Andromeda Relix, capitanata da Gianni Della Cioppa, un nome che parla da solo. Al fianco di Luca troviamo Fabio Gaspari alla chitarra e al basso, Claudio Antolini al pianoforte e Alessandro Perbellini alla batteria.

“Antifona” non è il solito intro, anche se apre la strada a “Venivo da un Lungo Sonno”, i due brani in realtà sono collegati e creano un’atmosfera vagamente epica. Le parti strumentali sono pregevoli, con belle aperture e buone costruzioni ritmico armoniche, alcune parti sono molto pinkfloydiane, ma si sente anche la tradizione italiana che emerge verso il finale. Il testo soffre del male tipico di molte band tricolori e l’integrazione con le musiche non è proprio esaltante. Molto bello l’avvio di “In Fuga”, torna l’ispirazione epica e ne esce un brano musicalmente brillante, ricco di idee e di bei passaggi, su testo e cantato permangono i dubbi di prima. I contenuti delle liriche non sono affatto male, ma è l’insieme che non è scorrevole, però come già detto le parti strumentali sono notevoli. Non è quindi un caso se uno dei momenti migliori per me è la strumentale “n.a.s.”, quasi una suite, per la sua complessità. Poi arriva la title track, che ha ancora questa dicotomia di belle musiche e testi faticosamente incastrati. Certo un’altra modalità per ascoltare questo lavoro è di chiudere gli occhi e mettere le parole in primo piano, mentre la musica di sottofondo, allora si può essere trasportati nell’universo incantato di questi musicisti, però per me la musica è sempre venuta prima e se il testo non si incastra bene resto soddisfatto a metà. Il lavoro è molto omogeneo e le impressioni espresse fin qui durano per tutto l’ascolto.

Qui c’è pane per gli amanti del prog tricolore, i Logos sono musicisti coi fiocchi e non mancheranno di piacere. Volendo sono molto retrò, ma questo non è un difetto per tutti, almeno quando una band riesce ad esprimere una sufficiente personalità. I Logos sono un po’ a metà strada, se dovessero riuscire a lavorare di più sulle melodie del cantato, potrebbero anche spiccare fuori dal mazzo. GB



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