Rock Impressions

Overland - Epic OVERLAND - Epic
Escape Music
Distribuzione italiana: Frontiers
Genere: AOR
Support: CD - 2014


Dopo cinque anni Steve Overland (Wildfire, The Ladder, Shadowman e soprattutto FM) dà una nuova lucidatina alla sua carriera solista che già vanta due buonissimi albums ("Break Away" nel 2008 e "Diamond Dealer" l'anno successivo) e lo fa con "Epic", album prodotto (e in parte suonato) dal valente Mike Slamer (Streets, Steelhouse Lane, Seventh Key, etc) che garantisce anche un suono di prima categoria, pulito ed energico come il genere richiede ai migliori. Accompagnato da Christian Wolff (ch, tast - Rob Moratti, On The Rise), Larry Antonino (bs - Unruly Child, Hurricane, Brad Gillis, etc), Jay Schellen (bt - Air Pavilion, GPS, Hurricane, Sircle Of Silence, Unruly Child, World Trade, etc), Billy Greer (Kansas, Seventh Key) e Billy Trudel (The City, Dirty White Boy) ai cori, Fredrik Bergh (Street Talk, Bloodbound) alle tastiere in un paio di brani, Steve ci delizia con dieci brani di immacolata matrice AOR, molto più vicini al modello FM rispetto ai precedenti albums solisti e con un riconoscibile tratto alla Seventh Key dovuto alla forte personalità di Slamer, e ciò non suoni in senso negativo!

L'opener "Radio Radio" è uno svelto AOR orecchiabile ed accattivante, un bell'inizio decisamente surclassato dalla successiva "If Looks Could Kill", superbo esempio di grande melodic rock dove tutto è studiato per funzionare ed il cui refrain è di quelli che non si levano facilmente dalla mente. La strofa di "Stranded" non vince la palma dell'originalità, ma è un'eregi rampa di lancio per il bel ritornello tutto melodia e passione. "Rags To Riches" indurisce notevolmente il sound, ma la sua energia contrasta in qualche modo col timbro di Overland più adatto ad altre ambientazioni sonore come la più ariosa e delicata "Liberate My Heart" o anche "Down Comes The Night", con quelle tastiere anni ottanta ad accompagnare i taglienti riffs del bravissimo Wolff. "If Your Heart's Not In It" e "So This Is Love" suonano molto alla Toto dei primi due albums e si lasciano godere dalla prima all'ultima loro nota, mentre "Rock Me" ha una veste più blues incardinata su tematiche più tipicamente hard rock, insomma, se conoscete i Bad Company di "Holy Water" avete una certa idea di quanto tento di trasmettere.

Ci avviciniamo alla conclusione del cd con "Wild", buon filler melodico e ben arrangiato che precede "The End Of The Road", appassionato rocker che mescola FM e Steelhouse Lane con intrecci simil-prog, hard rock e AOR che finiscono col partorire un brano interessante e coinvolgente.

Buon disco, forse giocato un pò troppo sul sicuro, ma di gran classe e da assimilare brano dopo brano, giorno dopo giorno. ABe

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