Rock Impressions

The Black - Refugium Peccatorum The BLACK - Refugium Peccatorum
Black Widow
Distribuzione italiana: Masterpiece
Genere: Dark Prog
Support: CD (original issue 1994) 2013


L’Italia del dark è ricca di artisti pieni di talento e fuori dagli schemi, basta pensare ad Antonio Bartoccetti, Paolo Catena, Claudio Simonetti, giusto per fare i primi nomi. Mario “The Black” Di Donato non è da meno, anche se è conosciuto da un pubblico più limitato. La sua storia musicale parte dalla fine degli anni ’60, ma è solo dagli anni ’80 che le cose si fanno serie con gli Unreal Terror, poi sono arrivati i Requiem e infine il progetto solista The Black. Oltre alla musica Mario ha coltivato la passione anche per la pittura. Di Donato per la sua musica ha voluto coniare la definizione di “Metal Mentis”, sottintendendo un progetto concettuale e profondo ed in effetti la sua musica è sempre stata davvero diversa da tutto il resto, nel bene e nel male, poi ci sarebbe da ricordare anche il frequente uso del latino, ma sono molte le cose che andrebbero ricordate e non è questo il momento più adatto. Questa in pillole la sua storia, ma veniamo alla ristampa di questo suo classico pubblicato originariamente all’inizio degli anni ’90 dalla Minotauro di Melzi, la storica label Pavese, che ha ospitato tanti classici del nostro panorama musicale.

L’intro ricorda un po’ il primo disco dei Black Sabbath, ma è solo un accenno, perché poi una tastiera decisamente inquietante riporta alle atmosfere dei Goblin e la sensazione di oscuro mistero pervade l’ascoltatore, un misto di sacro e di profano, di racconti popolari, come quelli che Di Donato ha sempre amato molto e che ha rappresentato nei suoi dipinti e non da ultimo nella sua musica appunto, questa era la title track. “Mortalis Silentium” è un doom molto ispirato, vagamente ricorda il primo Catena, ma la musica di Di Donato ha qualcosa di molto personale, il riffing è molto vario, quasi progressivo, la sezione ritmica non è sempre ben calibrata, ma l’attenzione va tutta all’atmosfera decisamente spettrale, che è resa in modo magistrale. “Prex – II versione” dopo un’apertura alla Klaus Schulze, prende la forma di un dark rock piuttosto nervoso e disturbante, il suono della chitarra è insolito e rappresenta il motivo di maggior interesse del brano, il cantato è poco convincente, c’è poi questo uso del latino che spiazza un po’, è sicuramente un punto di distinzione, ma a quanto scorrevolezza e integrazione con le linee melodiche non è proprio scorrevole. Queste atmosfere pervadono tutti i brani senza cedimenti, un viaggio in un panorama dantesco, che raramente è stato eguagliato in termini di efficacia espressiva.

In aggiunta alla versione originale ci sono tre bonus tracks, la prima è “Lux Veritas Est” registrata nel 2010, è un brano molto più maturo, si sente che la registrazione ha beneficiato di mezzi più moderni, ma anche si avverte la crescita artistica di Mario e dei suoi compagni d’avventura, musicalmente il discorso non è cambiato molto, siamo sempre nel doom metal a tinte dark, forse meno originale del passato, ma sempre efficace. “Hallow’s Victim” e “Obscura Nocte” risalgono rispettivamente al 2000 e al 2001, la prima sfiora il metal estremo, lo fa alla maniera di Di Donato, e il sound è personale, ma trovo che il nostro abbia espresso delle idee migliori in contesti più “lenti”, migliore anche l’integrazione del latino nelle musiche. L’ultima traccia è molto bella e ispirata, per me il pezzo migliore dei tre, dove Di Donato tira fuori tutta la sua anima.

In Italia possiamo vantare artisti del calibro di Mario Di Donato e anche se molti non si accorgeranno di lui, la sua presenza non è certo un dettaglio e parimenti ci saranno molti che potranno abbeverarsi al nostro patrimonio artistico, con la sicurezza di trovare artisti che hanno lasciato un segno profondo nel nostro panorama. GB


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