Rock Impressions

Black Mama BLACK MAMA - Black Mama
Andromeda Relix
Distribuzione italiana: si
Genere: Rock Blues
Support: CD - 2013


Sciolti i Lavoirlinge attorno al 2009, Nicolò Carozzi (chitarra e voce) fonda i presenti Black Mama, con l’intento di dar vita ad un ensamble di rock blues moderno, ma saldamente ancorato al passato. Lo seguono tre musicisti molto attivi nella zona di Verona, il secondo chitarrista Gianluca Nordera (ex Oltremare, un gruppo di prog), il bassista Paolo Stellini (ex Ensamble Uzi, dediti al free jazz) e il batterista Andrea Machioretti (ex Anteo, metal), la varietà di provenienze rende il sound di questo nuovo progetto piuttosto variegato e ricco.

L’avvio con “ ’41 – ’61 “ è esuberante, si respira un bel rock blues pieno di energia e il mestiere si sente, la voce appare al vetriolo di Nicolò un po’ appannata, ma la resa sonora complessiva è buona. Molto più avvincente il secondo brano “Tell Papa”, costruita su un giro incalzante, che non lascia respiro e diventa base per assoli notevoli, come quello di basso. Con “Blues is Blues si arriva alla psichedelica spinta con lunghe improvvisazioni. Il blues più canonico arriva in “The Slow One”, un pezzo sofferto, che dimostra quanto i nostri siano ben calati nella realtà musicale che vogliono rappresentare, anche se ancora una volta è la voce che non mi soddisfa del tutto. Non male la resa di “ ‘round Midnight”, siamo nel rock blues più classico e il gruppo se la cava molto bene. La title track è un brano roccioso, che mette in evidenza la buona coesione del gruppo, bravo a creare quel mix di hard blues che dagli anni settanta è arrivato fino ai giorni nostri, in alcuni momenti il cantante si riscatta, in molti altri ancora non mi convince, ma l’assolo di chitarra è davvero molto bello. “Snake Out Blues” nel giro portante ripete un po’ idee già espresse, buona la parte dedicata agli assoli. Si chiude con “Keepin’ My Style”, che per metà sembra il solito giro bluseggiante, ma poi prende corpo una sezione orientale molto psichedelica, che disorienta un po’ se non si conosce il fascino che l’oriente ha esercitato verso i primi anni ’70 su molti musicisti.

Nel complesso è un disco riuscito, la band emerge coesa e ci sono delle buone idee, manca un po’ di personalità e serve lavorare sulla voce, per il resto ci troviamo di fronte ad un gruppo che ha degli ottimi argomenti per dire la sua in ambito rock blues. GB

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