Rock Impressions

Chthonic - Pandemonium
CHTHONIC - Pandemonium, The Best of...
SPV
Distribuzione italiana:
Audioglobe
Genere: Black Metal Sinfonico
Support: CD - 2007

Gli Chthonic sono la dimostrazione di quanto una corrente musicale (in assoluto tra le più criptiche all’ascolto e antisociale nelle tematiche) sia forte di uno zoccolo duro di adepti sparsi per tutto il globo: il black metal. Quando saltò fuori quello “mesopotamico” dei mitici Melechesh, mi scappò una risata. Valutazione affrettata. Ascoltandoli accostare il loro “buzuq” (strumento a corda arabo) sulle partiture ferali del debutto discografico “Djinn”, c’era solo da levarsi il cappello ed ammettere che il metal tutto si nutre, prospera e rimpolpa le proprie trame di contaminazioni, musicali e non. Ma un po’ per superficialità, un po’ per attitudine a valutare tutto il “nuovo” come eccezione, ignorai che per saggiare il futuro corso del black metal era necessario volgere lo sguardo anche fino in estremo Oriente. A Taiwan, per la precisione. La notizia è anche piuttosto vecchia, perché in patria questi Chthonic hanno vinto il quattordicesimo Golden Music Award come miglior rock band, partecipando pure all’Ozzfest. Qui in Italia sono abbastanza sconosciuti ed a distanza di quasi dieci anni dal loro debutto discografico, hanno dato alle stampe questa raccolta.

Setacciando informazioni (il sito ufficiale è consultabile sia in inglese che in geroglifico cinese!), si scopre di avere a che fare con la creatura artistica di Freddy Lim, cantante/urlatore politicamente impegnato nella battaglia per l’indipendenza del suo Paese.
A giudicare dai pezzi inseriti in “Pandemonium”, la proposta musicale è assimilabile a quella dei primi Cradle Of Filth, in special modo per l’utilizzo costante di archi e tastiere, per la voce femminile che di tanto in tanto accompagna lo screaming di Freddy, che pecca appunto per il fatto d’essere un plagio legale del timbro di Dani Filth. Il disco ha inizio con una intro negli stilemi del black-metal sinfonico, e scorrendo fra i primi brani selezionati ci si imbatte in un riffing non proprio originalissimo, fatto di chitarre zanzarose, archi e gridolini da rampollo del maligno. Azzeccata la scelta dell’intro in minore arpeggiato ed il seguente esplodere del pezzo accompagnato dalle female vocals di “Grab Your Soul To Hell”, che già riporta i nostri su di uno standard un po’ meno stereotipato. Anche grazie alle aperture melodiche accompagnate con l’ “erhu”, che è una sorta di violino cinese utilizzato per contaminare e personalizzare il proprio repertorio, si sente il lato più interessante ed innovativo dei Chthonic (il moniker si dovrebbe pronunciare senza il “chi greco” iniziale). La lunga suite black “Decomposition Of The Mother Isle” si alterna in un lungo incedere cadenzato e melodico, che cresce in una serie di sfuriate a tremila all’ora, fino all’outro del pezzo dove ricompaiono atmosfere eteree. Di maggiore impatto i brani tratti dall’ultimo full length “Seediq Bale”. “Indigenous Laceration” è costruita su riffoni monolitici e ritornelli al fulmicotone, ed anche su“Bloody Gaya Fullfilled” in cui il minutaggio più contenuto e la ferocia del riffing (ben addomesticata dalle female vocals) segnano il nuovo percorso stilistico della band (ma sono sempre gli inserti di tastiera a dare il quid al pezzo).

Pur non essendo un sostenitore della “discografia fatta per compilation”, bisogna riconoscere che “Pandemonium” è un onesto compendio di metallo nero sinfonico alla Cradle (forse anche troppo, in alcuni momenti sarebbe molto più interessante sentirli fare meno il verso ai loro maestri). Inutile precisare che con notevole difficoltà questa rassegna potrà accattivarsi le simpatie dei fan della corrente Scandinava più oltranzista. Proprio in ragione di ciò, la sintesi perfetta del loro sound non può considerarsi ancora compiuta. Inoltre vorrei spendere due parole sul packaging del cd, veramente bello e curato nei minimi dettagli, la custodia è concepita come un cofanetto e all'interno possiamo trovare varie curiosità. Attendiamoci il definitivo ed auspicabile salto commerciale (come accadde ai loro colleghi Dimmu Borgir) verso un repertorio ancor più autentico ed accattivante. Da tenere d’occhio. FR

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