Non
credevo di poter ascoltare nel 2005 un gruppo nuovo con una grande
attitudine freak! Questi musicisti svedesi, invece, sono riusciti
a farmi ricredere e quasi non mi fidavo delle mie orecchie ascoltando
il loro album di debutto. Un micidiale mix di Hawkwind, Camel, Klaus
Schulze, Pink Floyd, hard rock e musica etnica (con strumenti quali
il flauto e il djembe), all’insegna di un suono veramente libero
e altamente onirico.
Sei lunghi brani costituiscono l’ossatura del cd e si può
ascoltare tutto il repertorio tipico di questo genere, con grandi
escursioni tastieristiche, con le chitarre lanciate ora in riffs ripetuti,
ora in effetti psichedelici e sperimentali, con partiture lente e
minimali e improvvise impennate, con gli interventi poetici del flauto
e le sonorità misteriose ed evocative del djembe, con ritmiche
ora minimali, ora tribali e piene di enfasi. Allacciate le cinture
perché l’astronave sta per partire e vi porterà
in un viaggio molto eccitante, come non vi accadeva più di
fare da un bel pezzo.
Irresistibile il brano “Sannraijz”, space allo stato più
puro. I fantasmi degli Hawkwind escono con prepotenza dalla terza
traccia, che è anche molto hard, un colpo al cuore di ogni
appassionato del genere, dal vivo deve essere proprio micidiale. Ma
tutto il disco viaggia su ottimi livelli e sono certo che ognuno può
trovare più spunti interessanti.
Non so quanti siano oggi gli estimatori dello space rock, di certo
questo disco è per tutti loro e non resteranno di certo delusi.
GB
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