Ero
stato molto critico col primo album degli Iridio di Franz Zambon e
Valentina Buroni uscito nel 2004, per questo ero curioso di poter
ascoltare l’evoluzione di questo particolare duo dedito alla
musica neo folk e medievale, con un sound dai toni pacatamente gotici
e particolarmente eleganti ai limiti dell’ambient. Recentemente
avevo notato con grande piacere la presenza di Valentina nel bellissimo
Madre Protegenos, l’ultima fatica di Duncan Patterson. Da notare
anche che nel nuovo album sono presenti ben quindi ospiti internazionali,
che danno un valido contibuto alla riuscita del disco, in particolare,
come sul primo album, troviamo Daniele Defranchis alla chitarra classica
e altri strumenti, un musicista davvero raffinato. Gli altri a me
non sono noti.
Devo riconoscere che il progetto ha fatto un salto qualitativo sorprendente.
Questi tre anni non sono certo passati invano e i nostri hanno nel
tempo acquisito la personalità che nel primo album era ancora
un po’ acerba. Mentre in Waves Of Life mi era sembrato che il
gruppo avesse cercato di compiacere l’ascoltatore, ora mi sembra
che la musica proposta sia molto più convincente e meno incline
ai facili consensi.
Il disco racconta il viaggio di una giovane donna del quindicesimo
secolo al fianco del padre mercante, un simpatico pretesto per fare
un viaggio in diverse culture musicali dalla verde Irlanda al mediterraneo
più solare, fino ai sapori speziati dell’India. La sontuosa
“Golden Skies” è molto neo classica, dominata da
melodie malinconiche e ci trasporta in un mondo interiore suggestivo.
È un’apertura coraggiosa, ma che dimostra subito come
i nostri abbiano fatto una scelta prima di tutto artistica. “Time
to Live” è tipicamente una ballata medievale, ancora
struggente, Valentina è delicata e accarezza i nostri sensi
con sublime dolcezza, la sua voce è molto più matura
ed è un brano davvero bellissimo. “Shadows and Fears”
è ancora definibile come neo classica, il cambiamento arriva
con la festosa “Sunrise Dancers” che invece sposa la tradizione
celtica in modo molto convincente. L’oriente arriva in brani
come “Heavenly Spark” e ancor più in “Enchanting
Lights”, dove sembra proprio di entrare nel paese delle mille
e una notte, anche se alcune melodie sono un po’ prevedibili.
Senza voler fare un noioso track by track, queste sono le direttive
su cui si muovono anche i brani restanti dell’album, che si
mantiene sempre su ottimi livelli. Da rilevare anche un ottimo lavoro
a livello di suoni.
Gli Iridio con questo disco hanno dimostrato di essere un progetto
importante, che merita tutta la nostra attenzione, Endless Way è
un album colto, maturo e ricco di passione, dove la bellezza si fa
austera e generosa al tempo stesso. Se Endless Way rappresenta un
viaggio, la cosa che più spiace è quando il viaggio
finisce, ma se la strada è “infinita” presto potremo
ripartire per nuove mete, magari ancora in compagnia degli Iridio.
GB
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