Asola è un paese particolare, non troppo piccolo, ma nemmeno
grande, ma ha una forte identità, che ha influito molto sul
carattere dei suoi cittadini. Perché questo preambolo? Perché
sono asolano e asolana è la band che vado a recensire e non
è mai facile parlare di qualcuno che ti sta molto vicino, senza
rischiare di essere poco obiettivo. Gli Straw Daze nascono nel 2011
e grazie alla partecipazione a vari festival come Irlanda in Festa
e Gods of Folk, e aver aperto per gruppi come i Folkstone, si sono
messi in evidenza. Ben presto registrano un primo Ep autoprodotto
dal titolo Senza Rotta. La loro musica è un Folk Punk che fa
riferimento ovviamente ai Pogues, ma è più vicino ai
Flogging Molly.
Quindi la band propone un Folk Punk cantato in italiano, come strumenti
tradizionali troviamo un banjo o mandolino e un flauto dolce, due
le chitarre che sono ovviamente distorte, con basso e batteria e due
voci, moderatamente drunken. La formula non è particolarmente
originale, chi ha masticato la musica dei gruppi citati, che oggi
vantano molti seguaci, non troverà grosse novità, però
gli Straw Daze ci mettono una grinta notevole e stanno maturando molto
velocemente. Oggi il Folk Punk gode di ottima salute anche perché
è stato preso come modello di moderno combat rock ed è
di fatto diventato una musica di protesta dal buon impatto. Questo
però è anche il limite del progetto di cui parliamo,
perché a mio parere il lato più debole del gruppo sono
i testi, che non riescono ad approfondire bene i temi trattati. Spesso
risultano un po’ troppo lunghi e una certa essenzialità
potrebbe giovare in futuro. Le musiche sono incalzanti e spaziano
dal punk più viscerale ad un metal piuttosto coinvolgente,
con un’integrazione abbastanza buona con le parti acustiche
più folk, anche se il lato irish mi sembra meno sottolineato
rispetto ad altre proposte simili. In fondo credo che la band sia
alla ricerca di una propria identità e che quindi sia doveroso
un processo di ricerca più personale. In riferimento al panorama
nazionale non si può non ricordare i Modena City Ramblers,
che sono molto più legati al folk tradizionale, ma che hanno
cavalcato l’onda di protesta attuale, in questo senso gli Straw
Daze sono più soft e si espongono meno, i loro testi sono più
moderati e non credo che questo sia un bene, però hanno tutto
il tempo di tirare fuori le unghie.
Le danze si aprono con “Tu Chi Sei?”, un classico brano
in bilico tra suoni folk e sfuriate metalliche, che apre mostrando
subito le intenzioni bellicose di questi ragazzi, si parte bene. “Diritto
di Plagio” è più hard rock, il riff di chitarra
è secco e preciso, il ritmo è incalzante, mentre il
testo sembra prendersela con la critica e rivendica i propri diritti.
“Immobili” è uno dei brani che mi sono piaciuti
di più, anche se gli elementi folk sono appena accennati, però
ci sono delle buone melodie con un ritmo indovinato. “Scegli”
ha un buon incrocio tra punk e folk, sicuramente un’altra prova
convincente, il punto debole è il testo, per il resto funziona.
I brani si susseguono con una buona progressione, ma le valutazioni
fatte rischiano di ripetersi, la band sta sicuramente maturando, ma
il lavoro sui testi deve essere preso in considerazione. Nel complesso
è un disco che mostra buone potenzialità e qualche ingenuità
che sparirà col tempo e la costanza. GB
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