Rock Impressions

ARTI & MESTIERI - Mantova, 14/10/06
di Giancarlo Bolther

Grande serata prog sabato sera a Mantova, anche se sarebbero molti i motivi per lamentarsi… ma ne parleremo con più calma durante la recensione del concerto. Sul palco sono saliti gli Arti & Mestieri, una formazione nata negli anni settanta e che ancora oggi è piena di vitalità. Il gruppo vanta un primato piuttosto strano: sono più conosciuti e seguiti all’estero che non nel nostro paese, nonostante la scelta del cantato in italiano, infatti vengono chiamati ad esibirsi nei più importanti festival internazionali di musica progressive e hanno suonato in paesi come il Giappone, gli USA e il Messico. Non a caso verso la fine di questo anno dovrebbe uscire il loro primo live registrato proprio in Giappone. Mentre sabato a vederli c’erano meno di cento persone, davvero triste per gli organizzatori constatare che si ottiene un pubblico più numeroso con una cover band piuttosto che con artisti di questo calibro, ma questa è l’Italia.

La band comunque non si è lasciata influenzare dalla scarsa affluenza e ha proposto un concerto di due ore e mezza senza risparmiarsi. Il set era diviso in quattro parti, la prima era tutta dedicata a Tilt, il disco di debutto che è stato eseguito quasi per intero, sicuramente il loro lavoro più progressive. Poi il tastierista ha proposto un brano in solitario fra jazz e tensioni neoclassiche, sono rimasto molto colpito dalla grande tecnica espressa, con soluzioni ricche di gusto e di feeling e le parti di improvvisazione erano veramente eccezionali, grande momento. La seconda parte era tutta dedicata al secondo album Giro di Valzer, le sonorità della band si sono spostate verso il jazz rock, con referenze prog meno evidenti e più spazio per gli assoli e l’improvvisazione. Nella terza parte sono stati eseguiti quattro brani in versione acustica, il primo “Prometeo” era costruito su improvvisazioni di sax e batteria, molto free jazz e sperimentale, il secondo “Canto del Mattino” è stato eseguito da chitarra acustica, violino e flauto, il terzo “Glory” un raro esempio di brano in inglese e il quarto dedicato a Marilyn Monroe era un solo di batteria giocato più sui suoni e sulle timbriche che non sulla tecnica esecutiva. La quarta parte, infine, era dedicata a quanto il gruppo ha proposto dagli anni novanta ad oggi con brani carichi di tensioni moderne, che in alcuni casi hanno sfiorato i limiti del prog metal, fra gli altri abbiamo così ascoltato “Arcansiel”, “Danza di Luna”, “Farenheit” solo per voce e in finale una cover deli Area.

La prima considerazione che mi sento di fare è che la dimensione ideale di questi artisti è proprio quella live, gli Arti & Mestieri sono una band che va ascoltata dal vivo, su disco non rendono allo stesso modo, vuoi per una teatralità connaturata, vuoi per le sinergie che si creano fra artisti e pubblico. Detto questo devo anche rilevare che i volumi erano veramente troppo alti, così voluti dal gruppo stesso, e questo ha reso non sempre gradevole l’ascolto, ad esempio si faticava molto a seguire i testi in quanto la voce era spesso coperta dai volumi, inoltre l’acustica della sala non era compatibile. Comunque tutti i sei elementi della band hanno suonato veramente bene, mentre l’istrionico singer, allievo ed emulo di Stratos, ha dato il suo contributo per spostare su un piano più eclettico l’esibizione. Per quel che ho potuto sentire i testi mi sono sembrati un po’ troppo ermetici per i miei gusti, ma dati i volumi era veramente difficile capire bene parole e significato. La gestualità del nostro era molto carica e teatrale e alcuni passaggi vocali erano davvero difficili da eseguire. Una menzione particolare va anche al batterista, vero leader del gruppo, che col suo modo molto strano e quasi teatrale di suonare e con una batteria disposta in modo molto personale, di fatto era molto più di un motore ritmico, era veramente l’anima della formazione, forse in certi frangenti poteva risultare anche eccessivo e ridondante con le sue continue incursioni ritmiche, ma quello era il suo stile, prendere o lasciare e a me francamente è piaciuto molto. Tecnicamente pregevole anche il brano proposto in assolo dal violinista, anche se sbilanciato sulla tecnica piuttosto che sull’emotività. Tutti questi elementi messi insieme mi hanno fatto pensare più all’Art Music, che non più semplicemente al prog o al jazz. Grande spettacolo quindi.

Ora non vedo l’ora di avere tra le mani il live del gruppo per poter rivivere certe emozioni e rigustare con maggiore attenzione i passaggi migliori proposti da questa band singolare. GB

Line Up:
Furio Chirico, drums
Beppe Crovella, Hammond, Piano, Mellotron, Moog Synthesizer, and vocals
Lautaro Acosta, violin
Roberto Cassetta, bass and vocals
Marco Roagna, guitars
Alfredo Ponissi, Sax
Iano Nicolo', vocals

Recensioni: Tilt; Universi Paralleli

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