La
carriera di Catley è iniziata con i Magnum all’insegna
del pomp epico, tanto che i primi dischi col gruppo sono quanto di
meglio si possa ascoltare in questo genere, ma col tempo i Magnum
si sono spinti sempre più verso sonorità americane e
easy listening che, francamente, non mi avevano mai fatto impazzire,
non fosse altro per il fatto che ho sempre avuto bene in mente di
cosa erano capaci quando osavano avventurarsi nei terreni della fantasia
epica, anche se riconosco che lo hanno fatto con classe e dignità.
A seguito dello scioglimento (poi si sono riformati però) Bob
ha intrapreso la carriera solista ed è tornato sui suoi passi,
ha rispolverato la vena eroica e ha ritrovato la grinta di un tempo.
Ne sono nati un album migliore dell’altro e questo ultimo si
colloca alla perfezione nel suo recente percorso artistico.
Il viaggio inizia con l’anthemica “Heart of Stone”,
un mid tempo epico e classico che scalda subito i motori. Certe linee
melodiche dell’attacco di “Moment of Truth” sono
decisamente deja vu, con la chitarra di Vince O’Regan che si
impenna, poi la canzone diventa un po’ più personale
con gran finale pomp. “In the Name of the Cause” unisce
refrain molto catchy ad un impianto modernista intrigante per una
epicità futurista. Da segnalare il finale misticheggiante di
“Blinded by a Lie”. Molto romantica “Last Snows
of Winter”, una ballad elettrica che scalda il cuore…
e scioglie l’ultima neve dell’anima. La title track è
un brano vigoroso, dove elettricità e melodia si sposano in
un matrimonio indissolubile. Per quanto possa essere un brano scontato,
“The Fire Within Me” è perfetta nel incedere preciso.
“Judgement Day” offre un giro di chitarra acustica che
poi diventa elettrica, nella migliore tradizione delle ballad con
crescendo epico. “Lost to the Night” è un po’
riempitiva, ma non inficia il bilancio complessivo. Ma quando i giochi
sembrano fatti ecco che arriva uno dei momenti più belli del
disco: “Beautiful Mind”, assolutamente imperdibile, questo
solo brano vale l’acquisto del cd con le sue melodie altamente
evocative e un’interpretazione da brivido, dieci e lode. Carina
anche “Walk on Water”, ma è il lento finale “End
of the Story” che chiude degnamente un grande album fatto da
un artista che dimostra ancora una volta di avere un grande cuore.
E non servono altre parole. GB
Interviste: 2006
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