Ho avuto l’opportunità di conoscere la band tedesca Seven
Step To The Green Door nel 2008, grazie all’avventura intrapresa
da me nella giuria dei Progawards. L’album in questione era
“Step In 2 My World”, il loro secondo album. Rimasi colpito
per il songwriting, il voler provare a mutare con la propria personalità
il genere New Prog, anche esso radicato a quei stereotipi provenienti
dall’Inghilterra con i soliti nomi di Marillion, IQ, Pendragon
etc. Giudizi lusinghieri non solo da parte mia che lo nominai, ma
anche di altri giurati sparsi nel globo. Comperai anche il successivo
“The Book”, anche esso ricco di buone idee.
La band gira attorno alla figura di Marek Arnold (Toxic Smile, UPF,
Cyril, Flaming Row), tastierista e fiatista del gruppo.
“Fetish” ritorna dopo quattro anni dal suo predecessore,
in confezione cartonata, come la Progressive Promotion Records ci
ha abituati e con numerosi ospiti alla voce, ben otto fra i quali
spiccano Lars Kohler ed Anne Trautmann, mentre la formazione viene
completata da Ulf Reinhardt (batteria) e Martin Schnella (basso, chitarra,
voce). All’interno c’è il doppio mini poster della
band, anche con i personaggi buffi ed atroci narrati nei testi. Ma
anche altri ospiti regalano brevemente la propria arte strumentale
in alcuni brani, come le tastiere di Luca Di Gennaro nella parte finale
di “Ordinary Maniac” o la chitarra di Antonio Vittozzi
sempre nello stesso brano.
Ottimamente registrato, l’album si apre con il breve preludio
vocale intitolato “Possible Delayed” che porta a “Porn!”.
Il testo parla di un uomo impegnato tutto il giorno a “guardare”
il mondo pornografico, tanto da estraniarsi dalla realtà e
dalla propria famiglia. Ma la musica?
Un altro passo avanti nella evoluzione stilistica della band, definirlo
New Prog è riduttivo, in quanto il sound si è evoluto
in maniera ampia, con uno sguardo al passato (Gentle Giant e molto
altro) e al Prog più moderno di oggi. Bello l’uso delle
coralità, riempiono il suono e donano pathos. Resto colpito
da “Still Searching”, dalla sua melodia candida, dall’ennesimo
gioco di voci, dai cambi di ritmo e dai buoni assolo che di tanto
in tanto impreziosiscono l’ascolto, qui c’è tutto
quello che un fans del Prog Rock vorrebbe ascoltare quotidianamente.
Dieci minuti di grande musica con un finale da pelle d’oca e
non nascondo che in alcuni istanti mi sono venuti alla memoria gli
americani Spock’s Beard, specie nel movimento del piano.
Tutti i brani hanno una lunga durata, il più breve è
“Inferior” con i suoi sette minuti, il resto sono tutti
sui nove minuti e la suite conclusiva sui sedici minuti. Proprio “Inferior”
mostra il lato più ricercato del gruppo, più sperimentale,
con graffianti sciabolate di chitarra distorta in stile Nu Metal.
Tutto però è relativo, come il genere ci insegna, immediatamente
si sterza verso nuove sonorità. Questo è un poco il
filo conduttore di tutto “Fetish”.
Toccante l’inizio di “Imprisoned”, perché
i Seven Steps To The Green Door hanno capito che la melodia è
un fattore fondamentale, va bene la tecnica, ma il brano deve comunque
restare memorizzato, non è cosa da poco. Reminiscenza Porcupine
Tree in “Bound In Chains”, così via fino a giungere
alla suite “Ordinary Maniac”, il cosiddetto dulcis in
fundo. Qui ci sono tutte le prerogative stilistiche descritte nella
recensione.
Questo “Fetish” è un album consigliatissimo a tutti
coloro che amano destabilizzarsi con la musica, ma che allo stesso
tempo godono delle buone armonie. Uno dei migliori album usciti in
questo 2015, sicuramente da avere. MS
Altre recensioni: Step Into My World
|