Rock Impressions

Martin Turner - Written in the Stars MARTIN TURNER - Written in the Stars
Dirty Dog Discs
Distribuzione italiana: -
Genere: Hard Rock
Support: CD - 2015


Il bassista Martin Turner è stato uno dei fondatori dei Wishbone Ash, una delle formazioni inglesi di hard rock più originali. La band ha pubblicato il primo album omonimo nel 1969 ed è ancora in attività. Fra alti e bassi e i soliti cambi di formazione, il gruppo ha saputo resistere fino ad oggi con una discografia abbastanza continua, con oltre venti album pubblicati. Martin ha contribuito in modo determinante al sound della band, che era contraddistinto dall’uso di due chitarre “gemelle” (sono stati i primi a proporle, poi sono diventate popolari nel metal) e da avventurose linee di basso. In seguito all’adozione di un lead singer, Turner ha lasciato la band nel 1980, per poi ritornare saltuariamente. Dopo vari progetti, nel 2005 forma i Martin Turner’s Wishbone Ash, generando una rottura drastica con la band. Con questa formazione ha inciso quattro album, fra live e rielaborazioni di vecchi classici. Wrtitten in the Stars è il primo disco di inediti prodotto con questa formazione. Fanno parte del gruppo il chitarrista Danny Willson (ex Showaddywaddy), il chitarrista Misha Nikolic e il batterista Tim Brown.

Si parte con l’intro dal sapore space rock “The Big Bang”, del resto tutto l’album ha un sapore epico cosmico. “The Beauty of Chaos” è uno strumentale abbastanza prog, con una buona linea melodica di fondo e già i vecchi fan proveranno diversi brividi, il finale è molto bello. Ma l’emozione grossa arriva con la title track. Un brano ondeggiante, in bilico tra hard rock e prog, con un incedere epico ai limiti del pomp, un colpo al cuore per gli amanti di queste sonorità, impressiona la classe che Turner è riuscito a convogliare in questo brano, il suo lavoro al basso poi è spettacolare. Le chitarre riprendono i duetti e sembra davvero di riascoltare i Wishbone Ash dei tempi buoni. “Lovers” è una ballata facile, sembra più un brano pop, ma non è priva di un certo fascino, ricorda un po’ certe atmosfere californiane, però abbassa di molto la tensione che si era creata prima. Per ripartire col piede giusto arriva “VapourTrail”, che con delle splendide melodie vocali riporta il sound su canoni hard prog epici, ottima la parte strumentale, una fuga da manuale. “The Lonely Star” è una seconda ballata strumentale, molto meglio della precedente, ricorda certe melodie degli anni ’50, con una dolce malinconia e un crescendo metallico riuscito. La classe di Turner emerge ancora con “For My Lady”, brano di grande eleganza, non fa gridare al miracolo, ma scorre bene. L’energia dell’hard rock la ritroviamo nella ruffiana “Pretty Little Girl” e piace l’abilità di Turner di comporre in modo distintivo. “Falling Sands” ci riporta ad atmosfere hard pop, è un po’ riempitiva, ma ci sta. Ma se i giochi sembravano fatti, ecco che il sound caro ai fans torna con la dinamica “Mistify Me”. Chiude la lunga “Interstellar Rockstar”, sembra di ascoltare un incrocio tra vecchi Genesis e primo Bowie, un mix di prog e di pop, dai toni molto morbidi e vagamente space, poi il solo di chitarra è marcatamente pinkfloydiano, un commiato che sembra citare con dolcezza la storia del rock.

Martin Turner si rivolge volutamente al suo pubblico, con un disco marcatamente nostalgico. Per molti questo è un difetto, un peccato di auto indulgenza, però in fondo ha fatto quello che sa fare nel migliore dei modi, dando alle stampe un disco onesto, pieno di belle canzoni. Comunque la vogliate vedere sono emozioni buone. GB

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