Rock Impressions
 

INTERVISTA AI DEATH RIDERS
di Massimo Salari

Rispondono: Francesco Pellegrini, Cristiano Coppa, Marco Monacelli, Alessio Monacelli,
Valerio Gaoni e Marco Stagnozzi

Eccoci nuovamente per la seconda volta a parlare con i Marchigiani Death Riders, band di Power Thrash Metal e questa volta l’occasione è più ghiotta. Avevamo visto giusto, il quintetto è giunto finalmente al debutto ufficiale con molta carne al fuoco.
Lasciamo dunque che siano i protagonisti a raccontarci questa nuova entusiasmante avventura:

Ciao ragazzi, quanti demo sono serviti per giungere a “Through Centuries Of Dust”?
Tre demo e molta fatica…

Quindi cosa vi aspettate da “Through Centuries Of Dust”?
Che ci desse almeno la possibilità di farne un altro, diciamo che questa è l’attesa di base. Sarebbe gia un grandissimo risultato!

Cosa vi ha dato?
Ancora niente, ma solo perché è uscito da pochi giorni, in compenso sappiamo cosa abbiamo dato noi a lui: L’anima! Anche soldi…. (risate). Poi ci ha dato più coesione e consapevolezza nei nostri mezzi. E’ dal 2002 che sogniamo il disco e vederlo li incelofanato è per noi un grande motivo di orgoglio.

Visto che qui con noi abbiamo l’onore di avere anche il grafico della cover Marco Stagnozzi la domanda nasce spontanea, cosa rappresenta la cover?
Innanzi tutto una piccola postilla, Mario è stato per due anni anche il cantante dei Death Riders, oltre che un grande amico! Qui si va oltre la promozione grafica di un gruppo, Marco è il sesto Death Riders.
Ma veniamo alla copertina, prego Marco: Essa rappresenta un uomo che versa in una situazione difficile, come ad esempio l’attraversamento di un deserto o di una landa desolata. All’inizio abbiamo rappresentato questo, l’uomo che va contro le intemperie, quindi il concetto di affrontare le avversità e di andare comunque avanti. Poi però questo modo di rappresentarlo ci è sembrato troppo vago. Volevamo che il concetto fosse eterno e la figura umana lo rendeva meno credibile, serviva un messaggio più forte. Dentro tutto questo ci siamo noi e il nostro percorso da sette anni a questa parte e quindi ecco la statua, simbolo di longevità nel tempo. Essa è rovinata, perché è passata attraverso disastri nel corso della sua storia, ecco la polvere che vola via sotto i colpi della vita. Il concetto è comunque anche generalizzato e più ampio, tutti ci si possono riscontrare. Attenzione però anche al fatto che la statua indica una direzione e che gli uccelli nello sfondo volino al senso contrario, come se la direzione dell’uomo sia contro natura. La pretenziosità dell’uomo è qui impressa.

Invece di cosa parlano i testi?
Ogni brano racconta una esperienza passata, futura e presente, comunque legata anche al discorso che abbiamo trattato nella copertina. Affrontare la vita e le sue avversità cogliendo la forza che questo ti da. Ad esempio in “War Inheritance” si descrive la vicenda di Hiroshima e Nagasaki e la grande sofferenza della popolazione…una cosa straziante! Una immagine forte, specie poi se si pensa ad una persona alla quale non è mai accaduto nulla di così drammatico. Ad essa si apre un mondo nuovo ed essere sopravvissuta la rende differente e più forte. Poi amiamo parlare molto in simbologie, perché lasciano pensare. Se invece cerchiamo la tematica comune del disco questa è la morte. Ma il messaggio più importante che vogliamo dare a chi ascolta è il superamento della stessa, poi ognuno di noi interpreta questo concetto come meglio crede. In qualsiasi caso è superare ogni situazione negativa. E’ molto autobiografico perché noi Death Riders di avversità per giungere a questo traguardo ne abbiamo affrontate tante! Ma alla fine tutto ciò ci ha resi forti e per questo abbiamo raggiunto il risultato del disco.
Poi parliamo anche dei campi di concentramento (“Crimson Liberty”), oppure di una ragazza che muore (“Shelter”), ma “Death Riders” è il superamento e dice: “Morire è un nuovo sorgere”.

Qual è il brano dell’album che vi ha impegnato di più?
(dopo un breve consulto) “The Hedghog’s Dilemma” perché non girava come volevamo e non eravamo mai soddisfatti della riuscita. Abbiamo cambiato spesso il ritornello ed il giro iniziale, poi alla fine è venuta , ma ci ha fatto davvero faticare.

Invece qual è quello che vi è venuto più spontaneo e che vi ha trovati subito d’accordo?
“Reason And Fate”

Avete mai pensato ad allargare ulteriormente i vostri orizzonti musicali?
Ognuno di noi, sempre in ambito Metal, ascolta musica differente. Questo comunque ha portato al risultato finale di “Through Centuries Of Dust”. Ci scontriamo con le nostre preferenze, in definitiva la nostra musica è un mix di differenti sonorità “metalliche”.

Io vi ho spesso visto suonare dal vivo e quindi nel tempo ho potuto constatare la maturazione artistica. Secondo voi, cosa manca ancora ai Death Riders?
L’esperienza. Il calcare più palchi ed il tempo di poterci dedicare a noi in maniera più continuativa. Comunque teniamo a dire che abbiamo concentrato le nostre energie e le forze , per poter raggiungere questo obbiettivo del cd da studio.

Cosa vi è capitato di curioso durante le registrazioni dell’album?
Al secondo giorno il batterista Alessio si è ammalato!!! Praticamente ha registrato il cd tutto con la febbre e con dolori di testa lancinanti. Oltretutto il produttore è un ex batterista… Quindi pensate voi! Invece un errore è quello fatto dal nostro cantante Valerio che nella precipitazione di voler fare tutto velocemente, cioè cantare tutto l’album in una settimana, lo ha portato a stare a casa tre giorni dentro il letto e senza voce!

“Through Centuries Of Dust” è un punto di arrivo o di partenza?
Partenza! Questo ci deve portare a suonare con professionalità, cioè con spie e tutto quello che serve per la migliore ottimizzazione fra noi e la musica. In parole povere il disco ci deve dare possibilità e visibilità, che ci serve per crescere nel migliore dei modi. Nello stesso tempo a pensarci bene è anche un punto di arrivo che ci fa dire “Adesso esistiamo”.

Qual è il tipo di pubblico a cui vi rivolgete?
Diciamo che il nostro sound è rivolto sia a chi ascolta Power che Thrash e perché no anche con un pizzico di Metal Prog. Comunque un target giovane, perché i giovani sono più aperti a questo tipo di sonorità.

Come reputate internet per la musica?
Dal punto di vista promozionale internet è fondamentale. Certo la gente scarica la musica soprattutto in maniera illegale, ma per noi ha un lato positivo, perché comunque sia si avvicina alla nostra musica. Pubblicità comunque e magari poi ci vengono a vedere dal vivo oppure vogliono il cd originale. Poi (dice Gaoni) io il nostro cd sicuramente lo perderò e quindi me lo dovrò scaricare da internet!!!! (Risate). A parte scherzi, resta il fatto inoppugnabile che la garanzia della qualità ce l’hai solo con il cd originale.

Come sarà il nuovo cd dei Death Riders
Cambierà sicuramente. Questo album è stato il risultato di anni di sacrifici e scritture, invece ora vogliamo confrontarci con sonorità più dirette. Poi anche noi a livello personale ascolteremo nuove cose e visto mai che questo vada a finire nel calderone Death Riders? Comunque la nostra musica rispecchia quello che siamo in quel determinato momento, diciamo che soprattutto è una cosa inconscia, per cui…. Si vedrà. Ragazzi, serve la testa, specie in una band composta da cinque elementi con gusti musicali differenti.

Cos’è ciò che vi contraddistingue dalle altre band?
Sopra quelle ritmiche di chitarra, tutti si aspettano che ci sia una voce in screaming….

Quanta importanza hanno oggi le webzine e la carta stampata, sono ancora credibili come anni fa?
Beh, certamente note firme della carta stampata secondo noi hanno più credibilità. Comunque anche le webzine hanno la loro rilevanza.

Per cosa sareste felici che la gente vi ricordasse?
Per aver realizzato qualcosa di importante nel nostro territorio (Fabriano). Senza per questo esaltarci più di tanto. E comunque lasciacelo dire, quello che abbiamo raggiunto lo abbiamo fatto senza l’aiuto di nessuno e questo ci inorgoglisce ulteriormente!

Qual è stato il momento peggiore che avete passato?
Ce n’è stato uno in particolare dove tutto sembrava perso, circa verso il 2005/6. Si andava a suonare senza nulla di concreto, con pochi mezzi e questo ti impediva di dare il meglio di te ed eravamo arrivati ad un certo punto che tutto non era più uno stimolo. Quando le cose cominciano a girare così, ci vanno di mezzo anche i rapporti interpersonali. Poi quando si è troppo giovani si litiga molto più facilmente e si tende a non passare sopra a certe cose. Crescendo però per fortuna le cose cambiano. Poi è stato il periodo che è uscito il nostro primo demo. Un'altra causa di questa nostra crisi è stato il dover suonare sempre negli stessi posti e metti poi che suonavamo a memoria e bene. Ma non ci rimaneva nulla in mano, suonavamo molto, eravamo apprezzati ma sempre dalla stessa e poca gente. Sembrava fatica sprecata. Quand’è così viene meno il divertimento. La cosa più brutta in un gruppo è quando giunge il silenzio, li manca solo il primo passo, dove uno parla e dice “ci sciogliamo” ed il gioco è fatto. E’ mancato davvero poco. Un gruppo vero deve essere una famiglia, li nasce la musica vera, perché si deve condividere tutto. E qui ritorna il concetto del disco e del “Rinascere” questi sono i Death Riders!

Nelle interviste che avete fatto sino ad ora, qual è la domanda che aspettavate ma che non è mai arrivata?
Per la promozione di questo nostro debutto questa è la quarta intervista in pochi giorni e francamente non ce lo siamo mai chiesti…forse… “Cosa pensi della Svizzera?” (risate).
Forse a me (Valerio Gaoni) una domanda che magari può nascere da una recensione è “Perché canti?”. E’ vero, magari in generale, anche a noi non ci chiedono mai “Perché suoni?”. Pensandoci bene abbiamo anche la risposta, “Perché non potremmo fare altro!”.

Quali sono i vostri limiti?
Innanzi tutto l’organizzazione. Poi vengono i soldi ed infine la tecnica. Ma in fin dei conti la tecnica è una cosa subordinata all’organizzazione, perché se essa c’è anche la tecnica progredisce di conseguenza.

Ora chiudete gli occhi e pensate a Death Riders come una donna, che sembianze ha?
(Marco) ..è bona un bel po’!!! (risate) no a parte scherzi vediamo per ogni singolo componente:
Francesco : Acqua e sapone
Alessio: Asiatica
Cristiano: Una Amazzone
Marco: Mulatta, esotica e misteriosa
Valerio: Semplice e spaventata
In definitiva nessuno l’ha vista bionda con occhi azzurri, per cui è assolutamente mora!! La musica dei Death Riders è Mediterranea (risate). Non è nordica.

Bene ragazzi, chiudete a vostro piacimento e grazie per questa bella chiacchierata!
Quando parliamo di cose serie in studio o fra di noi, ad un certo punto Marco se ne esce con un versaccio grottesco! Come se si fosse trattenuto per troppo tempo….in parole povere sbotta!!! Ecco quindi uscire l’anima Thrash che c’è in lui! A parte scherzi, siamo cinque teste completamente differenti, ma soprattutto con gusti differenti e questa cosa funziona, perché porta nuova linfa. L’armonia è l’unione di elementi discordanti. Con questa bella frase filosofica salutiamo tutti i lettori e mi raccomando, veniteci a vedere e comperate “Through Centuries Of Dust” non ve ne pentirete…
Ciao e a presto.

Altre interviste: 2008

Recensioni: Inner Syntesis; Through Centuries Of Dust; New Captivity

Contatti: deathriders@virgilio.it


Ricerca personalizzata

Indietro all'elenco delle Interviste

| Home | Articoli | Recensioni | Interviste | News | Links | Rock Not Roll | Live | FTC | Facebook | MySpace | Born Again |