Rock Impressions

Marillion - Script For a Jester's Tear MARILLION - Script For a Jester's Tear
EMI
Distribuzione italiana: si
Genere: New Prog
Support: Lp - 1983

Nella fine degli anni ’70, il fans del Rock Progressivo è disperato ed in un certo qualmodo emarginato. Il Punk e la Discomusic prendono il sopravvento perché la gente è stanca delle lunghe suite e dei tecnicismi strumentali esasperanti. Scema l’interesse attorno a questo fenomeno, di conseguenza spariscono band e dischi, esclusi i grandi nomi del genere che intelligentemente hanno saputo adattarsi ai tempi, virando verso un suono più commerciale (vedi genesis, Pink Floyd, Yes, Jethro Tull e molti altri).

Non ci sono più negli scaffali dei negozi le copertine colorate e particolareggiate che hanno fatto sognare una generazione e che sono state il segno di riconoscimento di questo stile musicale. Tutto si è semplificato, così i fans del Prog passano il loro tempo a riascoltarsi in disparte i capolavori del passato. Circa cinque anni di Purgatorio, fino a che un bel giorno, nello stesso scaffale di dischi, compare una copertina che fa immediatamente incuriosire e pensare. Il logo, stile anni ’70, dice Marillion, strano… non conosco questa band, possibile che sia un disco di oggi? Non c’è certezza che sia Prog, ma guardando attentamente la cover gatefold, dietro appoggiato nel pavimento, ci sono rappresentati dei dischi, fra i quali riconosco “A Saucerful Of Secrets” dei Pink Floyd. E’ il via libera per procedere immediatamente all’ascolto. Sorpresa, non sono i Pink Floyd a capeggiare fra i solchi, ma i Genesis di Gabriel , così come la voce del cantante sembra richiamare. Il miracolo è avvenuto, il Prog rinasce dalle proprie ceneri. Parte il tam tam delle fanzine, si creano club di sostenitori in tutto il pianeta, “Script For A Jester’s Tear” è l’icona del New Prog!

Sull’onda dei Marillion ci sono anche gli IQ, i Pendragon, i Pallas ed i 12th Night, ma le vendite non sono proprio le stesse. Sei canzoni, sei capolavori. Le atmosfere sono melodrammatiche, c’è poco da stare allegri, escluso nella divertente e scanzonata “Garden Party”. Sono grandi strumentisti, le tastiere di Mark Kelly sono in ognidove e quando Steve Rothery tocca la chitarra, parte l’estasi. Il colosso Fish (due metri di carisma) è teatrale, canta e recita e proprio come Peter Gabriel, si trucca il volto. Un connubio perfetto, specie in ambito live. Ogni concerto è un evento impedibile ed imprevedibile. Questo è l’unico disco dove compare Mick Pointer alla batteria, successivamente allontanato perché non ritenuto idoneo per le aspirazioni della band. Per fortuna che non è ritenuto all’altezza, perché fonderà negli anni ’90 gli Arena con Clive Nolan dei Pendragon…. E che musica! Il brano che fa venire brividi si intitola “Chelsea Monday”, dove si che la chitarra diventa Pinkfloydiana. Il primo singolo estratto dall’LP è “He Knows, You Know”, dal quale viene tratto anche un videoclip, mentre il secondo è “Garden Party” ed anche qui con il relativo video.

Ma cosa volete che vi dica, sicuramente già sapete tutto a memoria! Se così non è, in questo istante si spalanca a voi un nuovo mondo, quello del New Prog. Marillion dei miti, “Script For A Jester’s Tear” un capolavoro. MS

Altre recensioni:
Marbles; Happiness is the Road

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Live Reportages: 2004; 2007

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