Abbiamo
già incontrato la Società Anonima Decostruzionisti Organici,
ma il bello di questo ensamble è che non sai mai cosa puoi
aspettarti da loro, sono talmente imprevedibili che ogni loro lavoro
è costruito per sorprendere, anzi direi strabiliare, con grande
ironia e anche una dose tecnica fuori dal comune. Siamo in campo free
jazz, molto free, pura avanguardia.
Questa volta i SADO tornano con un live dedicato in larga parte ad
uno dei massimi filosofi italiani del secolo scorso, Benedetto Croce
e in parte alla musica italiana dello stesso periodo. Detto così
sa quasi di polpettone, pure piuttosto indigesto, ma come ho ricordato
all’inizio il tutto è condito da grande ironia, ecco
allora che in scaletta troviamo dei titoli davvero inaspettati. Diciamo
subito che ogni brano è introdotto da una presentazione che
gioca tra il serio delle citazioni Crociane e il faceto di una ricercata
simpatia del gruppo. Ma veniamo al primo titolo, un vero classico,
“Mille Lire al Mese”, un brano che raccoglie i sogni di
una generazione, sogni che i tempi moderni hanno dimostrato essere
stati infranti, la resa del gruppo è strabiliante, a parte
qualche strofa il brano subisce un trattamento pazzesco, ma non per
questo eccessivamente difficile da ascoltare, comunque nulla in confronto
di quello che i SADO fanno successivamente ad “Anima Mia”,
proprio quella canzoncina stucchevole degli anni ’70, che viene
letteralmente brutalizzata, quandi di noi vorrebbero averlo fatto?
I SADO ci sono riusciti. Mentre continuano i racconti legati a Croce
arriva “Binario”, grande successo di Villa, questa volta
c’è un maggior rispetto, almeno nella prima parte, i
ritmi latini e la voce di Boris sono tutti da godere, poi nel finale
lo spirito iconoclasta dei nostri prende il sopravvento e mi sembra
di sentire un misto di acid rock che mi riporta in mente le improvvisazioni
del Live Dead dei Grateful Dead. Ma ancora troviamo “Bambola”,
“Monia”, una spettacolare “Brava”, dove il
buon Savoldelli si confronta col mito vivente di Mina e ne esce decisamente
bene per giunta. Infine “Donna”, il tema femminile è
predominante… e per chiudere “Figli Delle Stelle”,
decisamente un gran finale, in tutti i sensi.
Questo è uno dei dischi più folli e geniali che mi sia
mai capitato di ascoltare, un disco dove la presunzione incontra l’arte
e ne diventa l’essenza stessa. Certo non è musica facile,
non è un disco, per parafrasare un termine di moda, fast listening,
ma abbiamo imparato che le emozioni slow sono quelle più appaganti,
dal cibo alla musica, ovvero cibo per la mente. GB
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