Rock Impressions

Soul Secret - 4 SOUL SECRET - 4
GoldenCore Records
Distribuzione italiana: Zyx Music
Genere: Prog Metal
Support: CD - 2015


E’ molto difficile oggi trovare un album di Metal Prog che si lasci ascoltare tutto di un fiato, vuoi perché esso è ricolmo di tecnicismi, vuoi perché le melodie spesso sono inflazionate, e vuoi anche perché il genere ha detto molto, specie in ambito Dream Theater style. Serve linfa nuova, questo è un dato di fatto. In parte la sta portando band come Opeth o Steven Wilson (per fare due esempi), lo abbiamo visto nel corso degli ultimi anni, quindi qualcosa si muove seriamente. Ma la radice Dream è profonda ed inestirpabile, anche perché il genere ce l’ha intrinseca nel dna ed è quindi giusto esternarla in dovuta percentuale.
Le uscite al riguardo oggi in Italia sono di una professionalità che oserei dire “da esempio”! Tutto è curato, dall’immagine alle composizioni, gli arrangiamenti, la registrazione sonora, il Metal Prog è uno stile che si può definire una certezza, e dunque sicurezza qualitativa per chi compera musica.

Trovarsi in mano l’ultimo album dei Soul Secret è un sunto di quanto detto, e aggiungerei anche finalmente un artwork in cui si possono leggere nitidamente i testi nero su bianco! Una confezione elegante e cartonata, con all’interno il libretto di accompagnamento, ci presenta “4”. A dispetto del titolo, questo non è il quarto album ufficiale, bensì il terzo della band napoletana, dopo “Flowing Portraits” (2008 – ProgRock Records) e “Closer To Daylight” (2011 – Galileo Records), ma se andiamo a contare anche il demo “Never Care About Tomorrow” del 2005, allora i conti tornano.

Si formano nel 2004 e dopo alcuni cambi di line up, oggi sono formati da Claudio Casaburi (basso), Antonio Vittozzi (chitarre), Lino Di Pietrantonio (voce), Antonio Mocerino (batteria e percussioni) e Luca Di Gennaro (tastiere e programming).
I Soul Secret accolgono l’ascoltatore con una bordata sonora dal titolo “On The Ledge”, fra rimandi Queensryche periodo “Operation: Mindcrime” e cambi umorali a tratti raffinati. La sezione ritmica, potente e coordinata, fa del brano un esempio di Metal Prog classico e vero e proprio propellente adrenalinico. Ma il viaggio è appena iniziato.

Prima “era” Dream Theater nelle arie di “Our Horizon”, canzoni con melodie gradevoli e cambi di scena repentini a rendere fluido l’ascolto. Il terzo cantante dei Soul Secret, Lino Di Pierantonio è davvero bravo nel non calzare troppo sulla voce per fare il verso a James LaBrie, anche se molte analogie, nelle tonalità più basse, si possono riscontrare. “K” per un istante mostra la band anche nella prova growl e all’ascolto si aprono scenari apocalittici.
“As I Close My Eyes” è un breve momento riflessivo e toccante che porta a “Traces On The Seaside” dove ancora una volta le tastiere di Luca Di Gennaro (autore anche dei testi delle canzoni) arrangiano in maniera importante le melodie e le supportano con enfasi. Bello il dialogo centrale con la chitarra. “Turning The Back Page” è un riassunto dello stile Soul Secret, qui ci sono tutte le carte che i napoletani mettono in gioco.

Non manca un brano strumentale, qui dal titolo “Silence”, un pezzo potente e suggestivo, uno dei momenti più alti dell’album, non di certo una fredda vetrina delle proprie qualità balistiche. La ballata “In A Frame” è in formula canzone, adatta a tutti i gusti musicali, una vera canzone che resta bene impressa grazie alla melodia ruffiana e aggiungo io, ad un bel solo di chitarra che non guasta mai!

Torna il Metal Progressive in tutto il suo essere con “My Lighthouse”, per chi vi scrive uno dei pezzi più belli dell’album. A questo punto “Downfall” è una pratica DT Style, ma il meglio giunge alla fine, con la suite “The White Stairs” e qui non ci sono paragoni che reggono, va gustata e basta, senza pregiudizi o restrizioni mentali.

Più di 72 minuti di musica sono un grande regalo per chi stima il genere, alla fine dell’ascolto si ha una sensazione fisica di pienezza. Certo chi non è del settore deve prendere “4” centellinandolo alcuni brani per volta, l’importante è comunque il risultato finale: Appagamento, su questo non ci sono dubbi! MS

Altre recensioni: Closer to Daylight

Interviste: 2015




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