Questo
è il disco che non ti aspetti: è un debutto, viene dall’America
ed è dell’ottimo prog settantiano che non suona made
in USA, ma che non è nemmeno troppo legato ai classici del
genere. Sembra quasi un disco perfetto. In effetti questo album si
colloca fra le uscite più interessanti del genere.
Questi quattro ottimi musicisti texani propongono un prog dinamico
con repentini cambi di tempo e ottime melodie, un po’ Genesis
e un po’ King Crimson, ma con un gusto molto moderno, un sound
attualizzato che rende fresca e intrigante la loro proposta.
I brani sono particolarmente vari sia come impostazione che come durata
e mostrano che il songwriting del gruppo è maturo e sicuro.
Si attacca con i continui cambi di “Flying East”, una
vera palestra ritmica, ma il brano poi cambia e si fa riflessivo e
poetico, sognante e solare all’insegna di un prog altamente
godibile. Ma sarebbe molto limitante cercare di descrivere delle tracks
che cambiano continuamente, così come la successiva “Let
it Go”, più dura della prima e molto enfatica.Si viaggia
sempre su ottimi livelli con lunghe fughe strumentali che si alternano
a passaggi cantati molto belli e melodici, elettricità e poesia
si rincorrono alla ricerca di un sound moderno, ma radicato in una
tradizione di grandi artisti.
Welcome Humans è un debutto coi fiocchi e sono sicuro che questa
band farà parlare ancora di se in futuro, perché se
il buongiorno si vede dal mattino, qui possiamo stare certi che splenderà
un sole radioso. GB
Intervista
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