Rock Impressions

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The Samurai of Prog - The Imperial Hotel the SAMURAI OF PROG - The Imperial Hotel
Seacrest Oy
Distribuzione italiana: -
Genere: Prog
Support: CD
- 2014


Per scrivere le note biografiche di questo progetto servirebbe lo spazio di un intero articolo, ma cercherò di essere essenziale per non rubare spazio alla musica. Il bassista italo finlandese Marco Bernard (che negli anni settanta ha fatto parte degli Elettroshok) nel 1995 è entrato nella Finnish Association for Progressive Music e dall’anno successivo collabora con il Colossus Magazine. Abbiamo trovato il suo nome fra i promotori della famosa collaborazione con la Musea, che ha già dato vita ad una ventina di bellissimi concept album (molti recensiti anche nelle nostre pagine). A seguito di questa esperienza, che lo ha messo in contatto con musicisti di tutto il pianeta, ha deciso di dar vita al presente progetto, che ha un nucleo stabile in Steve Unruh (voce, chitarra, violino, flauto e altro) e Kimmo Porsti (batteria), a questo nucleo si sono aggiunti come ospiti tantissimi artisti, più o meno famosi, che hanno contribuito al progetto sempre con grande entusiasmo, così come è avvenuto per i concept album, ne voglio ricordare alcuni: la trilogia The Spaghetti Epic, The Colossus Project, The Seven Samurai, la trilogia sulla Divina Commedia, spesso legati al mondo del cinema e tutti ricchi di ottimi brani.

The Imperial Hotel, che si presenta con un pregevole artwork di un sempre più bravo e visionario Ed Unitsky, è il terzo album di questo gruppo ed è composto da soli cinque brani in classico stile prog. Il primo brano è “After the Echoes” è stato composto da Octavio Stampalia, premiato compositore di sigle televisive, per il presente disco ha pennellato una prog song molto pianistica, che pesca dai Genesis, ma anche dalla classica, con ottime armonizzazioni e un arrangiamento spettacolare, siamo in pieno prog sound con continui cambi di tempo ed atmosfera, forse un po’ barocco, ma sicuramente molto corale e sinfonico. “Limoncello” è stata composta da Robert Webb ed è un brano scoppiettante, con ritmi complessi vagamente latin, ottimo il lavoro di chitarra di Yoshihisa Shimizu, per non parlare del violino di Steve, magico, il prog proposto nelle melodie cantate ha qualcosa di splendidamente fanciullesco, ma nelle parti strumentali ha tutta la tensione dei grandi classici. “Victoria’s Summer Home” è l’unico brano breve e interamente strumentale, composto da David Mayers è suonato dallo stesso al pianoforte e da Steve che propone alcuni effetti di sottofondo. La title track è la vera piece de resistence, una suite di quasi mezz’ora piena di bei momenti e di grandi aperture liriche, summa e condensato di quanto di meglio è stato prodotto in ambito prog in tutti questi anni, da gustare e rigustare per scoprirne tutti gli ingredienti. Il brano finale “Into the Lake” è stato offerto da Linus Kase (Brighteye Brison, Anglagard) e ne sarebbero andati fieri anche i Gentle Giant, magia allo stato puro, prog di altissima qualità.

Non credo sia rimasto molto da aggiungere, forse il nome di questo progetto potrebbe far sorridere qualcuno, ma sono certo che quelli che vorranno mettere le proprie orecchie su questo cd proveranno emozioni forti. GB

Altre recensioni: Lost and Found; On We Sail

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