Rock Impressions

Ataraxia - Kremasta Nera ATARAXIA - Kremasta Nera
Ark Records
Distribuzione italiana: Masterpiece
Genere: Gothic
Support: CD - 2007


Ho ancora nelle orecchie lo spettrale Paris Spleen, un capolavoro di teatralità e di ambientazioni gotiche, dove il grand guignol si è fatto musica in modo perfetto e dove gli Ataraxia una volta di più hanno dimostrato di essere una band di grandissimo spessore. Per me quel lavoro è stato una nuova folgorazione (la prima l’avevo avuta ascoltando il bellissimo Suenos) e mi chiedevo come avrebbero continuato il loro viaggio questi sorprendenti musicisti.

Francamente speravo in nuove magie, in nuove ambientazioni ancora più gotiche, invece Kremasta Nera ci riporta alle sonorità tipiche della band emiliana. Il nuovo disco è la continuazione ideale di Lost Atlantis e torna ad esplorare il tema dell’acqua legato a sonorità mediterranee. In realtà questo nuovo è un album splendido, anche se non è così innovativo e coraggioso come Paris Spleen. Ci sono dei brani memorabili e il gruppo si dimostra molto coeso e determinato, più che in passato, solo che gioca su territori più familiari invece di tentare sperimentazioni ardite.

Apre un brano molto atmosferico, suoni orientali e recitato danno un sapore esoterico, magico, incantato, è il lato teatrale del gruppo che emerge con forza evocativa e centra il segno. Segue “The Nine Rituals”, che è il pezzo che mi è piaciuto di più, l’atmosfera è molto gotica, rituale, i ritmi tribali e il cantato di Francesca sono dei veicoli ideali per un viaggio in un immaginario ricco di situazioni. La musica ha un sapore pagano molto forte, che sa di terra e di forze della natura, bello il lavoro di chitarra di Vittorio. “Kremasta Nera” si apre con un delicato arpeggio, sono gli Ataraxia degli ultimi lavori, il brano è molto bello e romantico, Francesca canta con una malinconia struggente, le note liquide diventano immagini che ricordano la pittura dei preraffaeliti tanto cari al gruppo. Da questo punto il disco si spinge verso suoni orientali, i brani hanno tutti una loro identità precisa e non ci sono ripetizioni, magari qualcuno suona come certe cose prodotte in passato, ma nel complesso tutto scorre bene.

Certo non deve essere facile trovare continuamente nuove fonti di ispirazione, anche se la letteratura è un pozzo praticamente inestinguibile di racconti e storie che possono essere musicate. Gli Ataraxia si confermano come uno dei gruppi più interessanti e creativi del panorama non solo nazionale, ma a mio modo di vedere questo nuovo disco è un passo indietro rispetto al predecessore. Niente paura però, perché i nostri stanno crescendo e sono sicuro che il loro futuro ci riserverà ancora delle belle sorprese. GB

Altre recensioni: Suenos; Mon Seul Desir; Des Paroles Blanches; Saphir;
Strange Lights; Arcana Eco; Paris Spleen; Llyr;
Wind at the Mount Elo;
Deep Blue Firmament


Intervista

Live reportage: 2001; 2007

Articolo: Ataraxia, una band italiana pellegrina nel mondo

Artisti collegati: Vittorio Vandelli

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